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Di :: 01 ottobre 2026 14:44

Cuore ed anziani, lo screening cardiovascolare evidenzia patologie cardiache per chi ha un livello di istruzione inferiore

(AGR) Non è solo una questione di età o di stile di vita: sul cuore degli anziani pesa anche il livello di istruzione. A dimostrarlo i dati di PreVasc (Prevenzione Cardiovascolare), il primo progetto di screening cardiovascolare di comunità, i cui risultati saranno presentati domani alla Camera dei Deputati nella conferenza stampa “Comunità che si prendono cura. Il progetto PreVasc e le alleanze territoriali per la salute del cuore”, su iniziativa dell'On. Gian Antonio Girelli e dell'Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e riduzione del rischio.

Lo screening, promosso dalla Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe), in collaborazione con il Dipartimento Cardiotoracovascolare di Careggi-Firenze, la Fondazione Longevitas ETS e l'Associazione Salute e Società, ha coinvolto anche l'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e l'Università UniCamillus ed è stato condotto su oltre 2.600 over 65 nei centri anziani, nelle parrocchie e nei luoghi di aggregazione del VI Municipio di Roma.

 
L'esperienza di PreVasc ha offerto l'occasione per discutere del ruolo delle istituzioni nella costruzione di un nuovo modello di prevenzione capace di affiancare ai tradizionali percorsi sanitari interventi di prossimità rivolti alla comunità, portando al centro del confronto istituzionale il tema della prevenzione cardiovascolare e della sua diffusione nei territori.

DALL'AMBULATORIO ALLA COMUNITÀ: UN NUOVO MODELLO DI PREVENZIONE

“I dati di PreVasc dimostrano che la prevenzione cardiovascolare non può fermarsi alla soglia dell'ambulatorio: deve raggiungere le persone dove vivono, soprattutto quelle più fragili dal punto di vista sociale ed economico. Il divario che emerge tra chi ha un titolo di studio più basso e chi ne ha uno più alto è un campanello d'allarme che il Parlamento non può ignorare. Significa che, senza interventi mirati, rischiamo di lasciare indietro proprio le persone più esposte. Il nostro impegno come Intergruppo è portare questi risultati al centro dell'agenda politica, per trasformare esperienze come questa in un modello nazionale.” dichiara l'On. Antonio Girelli, Presidente dell'Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e riduzione del rischio.

I RISULTATI DELLO SCREENING

Su 2.600 persone over 65 sottoposte a screening, con un'età media di 74,7 anni, il 43% presenta ipertensione, il 47% dislipidemia, il 7% diabete, il 14% è fumatore e il 21% ex fumatore. Ma è soprattutto il dato sulla funzionalità cardiaca a richiamare l'attenzione: 241 persone, pari al 9,2% del campione, presentano una frazione di eiezione inferiore al 50%, mentre in tre casi il valore scende al di sotto del 30%.

Lo screening ha fatto emergere anche malattie valvolari cardiache di grado moderato o severo: stenosi aortica nell'1,07% delle persone esaminate, insufficienza mitralica nel 4,69% e insufficienza tricuspidalica nel 5%.

BASSA ISTRUZIONE E DISAGIO SOCIALE DANNEGGIANO IL CUORE DEGLI ANZIANI

“Questi numeri mostrano quanto sia decisivo intercettare precocemente condizioni cardiovascolari e fattori di rischio, soprattutto nella popolazione anziana, portando la prevenzione direttamente nei luoghi della vita quotidiana” afferma Alessandro Boccanelli, coordinatore del progetto per la Società Italiana di Cardiologia Geriatrica e Presidente dell'Associazione Salute e Società.

“A destare particolare preoccupazione non sono soltanto i dati strettamente clinici, ma le differenze significative associate alle condizioni sociali” - avverte Boccanelli - “Le patologie cardiache infatti interessano il 38,6% delle persone con istruzione elementare, a fronte del 16% dei laureati. La relazione appare ancora più marcata se si considera che il numero medio di patologie passa da circa 3 tra le persone con minore vulnerabilità a quasi 4 tra quelle con maggiore vulnerabilità. Si tratta di dati che stiamo approfondendo attraverso l'integrazione tra approccio clinico e sociologico. Infatti, meno anni di studio si traducono spesso in una minore capacità di comprendere l'importanza della prevenzione e dei fattori di rischio “silenziosi” nonché del ritardo diagnostico da parte di queste persone che tendono ad arrivare dal medico solo a malattia avanzata

Relativamente meno importante del livello di istruzione appare la fascia di reddito familiare Emerge un andamento complessivamente sfavorevole nelle fasce di reddito più basse, soprattutto per l’obesità: 27,5% sotto i 10.000 euro contro 15,9% nella fascia 30.001–50.000 euro, anche se la differenza sulle quattro fasce è appena al di sopra della significatività statistica (p=0,058). Fumo e ipertensione mostrano differenze nella stessa direzione, ma non statisticamente significative.”

Il Prof. Francesco Vetta, presidente della SICGe, aggiunge: “La Società italiana di Cardiologia geriatrica ha tra i suoi obbiettivi principali quello di aumentare la sensibilità della popolazione e della classe medica nei confronti delle malattie cardiovascolari che si presentano in età avanzata: questo è necessario per sottolineare come all’aumento dell’attesa di vita delle ultime decadi non corrisponde ancora una adeguata attenzione per malattie come quelle valvolari cardiache, lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale, con atteggiamenti di discriminazione da parte dei medici e di rassegnazione da parte dei pazienti. Lo studio PreVasc fa parte di questa linea. “

“L'Università di Tor Vergata, attraverso il Dipartimento di Scienze infermieristiche diretto dalla Prof. Rosaria Alvaro, ha messo a disposizione per lo screening il personale infermieristico in formazione, attribuendo a questa attività crediti formativi. Si è trattato di un'esperienza formativa molto importante per il personale, in quanto i giovani hanno potuto verificare l'importanza della prevenzione, ovvero indagare le condizioni determinanti lo sviluppo della malattia prima che questa si manifesti. È il passaggio da un’Università nel territorio a un’Università con il territorio fino ad Università del territorio, capace di formare professionisti e, nello stesso tempo, produrre salute per la comunità” afferma Nathan Levialdi Ghiron, Rettore dell'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata.

“Proprio il coinvolgimento delle due università rappresenta uno degli sviluppi del progetto. Attraverso la Terza Missione e la Sociologia della Salute, competenze scientifiche, ricerca e formazione vengono portate nei territori, contribuendo a costruire un modello di prevenzione che non attenda necessariamente l'arrivo del cittadino in una struttura sanitaria, ma sia capace di raggiungerlo nella propria comunità.. Un’università di scienze della salute non può restare dentro le proprie aule: deve formare professionisti che sappiano riconoscere questi segnali prima che sia necessario un ricovero, ”soprattutto quando il paziente è anziano e fragile. È una responsabilità, non un’opzione. PreVasc dimostra che si può fare, e UniCamillus continuerà a farlo” sottolinea Gianni Profita, Rettore dell'Università UniCamillus – Saint Camillus International University of Health Sciences.

“L'esperienza di PreVasc pone quindi una questione che va oltre il singolo progetto: trasformare la prevenzione di comunità da esperienza territoriale a modello più strutturato, consolidando le alleanze già sperimentate e valutandone l'estensione ad altri territori. L’attenzione alla prevenzione cardiovascolare nella popolazione anziana si inserisce anche nell’impegno di Fondazione Longevitas ETS nell’ambito della Structural Heart Disease (SHD) Coalition, un’alleanza europea che riunisce organizzazioni di pazienti, professionisti sanitari, società scientifiche e altri stakeholder impegnati ad aumentare la consapevolezza sulle malattie cardiache strutturali e a promuoverne la diagnosi precoce.” conclude Eleonora Selvi, Presidente Fondazione Longevitas ETS.

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