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Di :: 12 agosto 2026 14:42

Estate, si chiama "Dismorfofobia da spiaggia", un italiano su dieci non va la mare perchè "si sente brutto"

(AGR) Un italiano su dieci soffre di 'dismorfofobia da spiaggia' ovvero la sensazione di avere un corpo inadeguato da essere esibito sul bagnasciuga, legato anche a quello che potrebbero pensare gli altri e a sensazioni talvolta anche distorte relative al proprio fisico. Una sindrome parecchio diffusa purtroppo. Secondo una ricerca dell'"Osservatorio Shopping Cube sulle Nuove Tendenze", diretto dall'imprenditrice e cool hunter Ottavia Pittaluga, realizzata su un panel di 850 internauti, questo disturbo è più diffuso tra le donne, con punte del 60% tra 25/34enni, ma anche gli uomini non sono esenti, con un 47% in quella stessa fascia d'età. Anche tra gli adolescenti si fa sentire, con picchi del 51% tra le ragazze e del 45% tra i ragazzi.

Ci si sente brutti per via di presunti difetti fisici, problemi di sovrappeso, impacciati, o si ingigantiscono i difetti fisici di piedi, spalle, mani, gambe ma anche i capelli, con un 7% degli uomini che non vuole esibire in spiaggia la propria calvizie.
Ma, sempre stando alla ricerca dell'"Osservatorio Shopping Cube sulle Nuove Tendenze", ci sono anche motivazioni più antropologiche. C'è chi si dice impaurito dalla 'vita di gruppo' che si fa in spiaggia e che spinge inevitabilmente al confronto fisico (un buon 73% degli intervistati); chi detesta tutti i giochi da spiaggia come calcio, beach volley o racchettoni (61%); chi non ama fare la doccia praticamente in pubblico e osservato da tutti (53%); c'è pure chi è terrorizzato dall'effetto che i gavettoni possono avere sul proprio fisico (44%); non parliamo di attività collettive sul bagnasciuga come balli o ginnastica odiate dal 33% del campione; o, ancora, un discreto 23% preferisce fare il bagno con indosso una maglietta.

 
Il soggetto affetto da questo problema evita il mare e ricorre a scuse per non aggregarsi al gruppo di amici o parenti: si va dal classico mal di testa (71%) alle temperature troppo alte (64%), dal pretesto di accudire un familiare (52%) all'invenzione di un appuntamento di lavoro (46%), dalla visita del medico (36%) alla diretta in tv della partita di calcio o tennis o del Gran Premio di Formula 1 o MotoGP (31%) fino a improbabili pranzi con vecchie zie (24%) o ancora addirittura a lutti improvvisi (17%).

Nel caso degli adolescenti dominano i compiti delle vacanze da fare proprio quel giorno (64%), oppure voler seguire una serie o una fiction pomeridiana e non potervi rinunciare (49%), si simula un appuntamento con qualcuno (45%), un impegno con i genitori (37%), una visita medica (31%), una partita ai videogames insieme ad altri (28%), calcetto, padel o tennis (25%) o, anche in questo caso, addirittura funerali (15%).

La moda può venire in aiuto per combattere questo senso di inadeguatezza. Lo dichiara Ottavia Pittaluga, direttrice dell'"Osservatorio Shopping Cube sulle Nuove Tendenze", imprenditrice e sviluppatrice di esperienze di commercio virtuali: «L'unico consiglio veramente valido è sentirsi a proprio agio nel corpo e la scelta di un look adeguato serve proprio a valorizzare il corpo, coprendo vergogne e mettendo in luce punti di forza.

Al mare vale la regola del 'non per forza tutto scoperto'. Se si vuole coprire braccia e busto, la camicia in lino o cotone leggero, taglio maschile e oversize, stampa righe (effetto optical perfetto) è la scelta perfetta. Da tenere aperta con le maniche arrotolate e al massimo uno o due bottoni allacciati, copre, dona un allure regale e aiuta anche a prevenire le scottature e, se umida e fresca, serve anche a trovare sollievo dal caldo rovente. Il mare è un bene pubblico e un diritto alla salute. Per lo stesso motivo anche la moda mare dovrebbe seguire questo pilastro.

L'inclusività non è solo una questione di centimetri in più sulla linea di cintura; è una risposta ai bisogni reali di corpi unici. La vera rivoluzione fashionista ha un nome preciso: estetica one-size-fits-all, resa possibile dai tessuti Crinkle. Tessuti tridimensionali, arricciati e a nido d'ape hanno abbattuto la dittatura della taglia fissa. Questa tecnologia non serve a 'nascondere', ma a celebrare la silhouette attraverso un effetto scultoreo chiamato wet look», conclude Ottavia Pittaluga.

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