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Di E. G.: Redazione AGR Roma :: 19 ottobre 2026 18:07
Istituto Regina Elena: le barriere invisibili che proteggono il cancro. Superarle è la nuova sfida della ricerca

(AGR) Roma, 19 ottobre 2026 - Il cancro non cresce nel vuoto. Intorno alle cellule malate c'è un ambiente fatto di cellule di sostegno, cellule immunitarie e una fitta rete di fibre, la matrice extracellulare, che il tumore modifica e piega ai propri interessi. E non conta soltanto chi abita questo ambiente, ma anche la sua consistenza: una matrice densa e rigida può rendere il tumore più aggressivo, favorire le metastasi e sbarrare la strada alle cure. È la nuova frontiera della meccanobiologia dei tumori, al centro dell'8° Workshop di Oncologia Traslazionale che il 19 e 20 ottobre riunisce all'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) esperti internazionali, in collaborazione con il Manchester Cell-Matrix Centre dell'Università di Manchester e il Cancer Research UK Manchester Institute.
Il dialogo continuo tra tumore e microambiente
Interrompere, però, non significa distruggere tutto. “Non tutte le cellule che circondano il tumore lavorano per lui, alcune lo contrastano – sottolinea Blandino –. È il caso di una parte dei fibroblasti, le cellule che producono la matrice: alcuni favoriscono il tumore, altri lo frenano. Questi ultimi vanno rafforzati, non eliminati. Bisogna essere selettivi”.
Il caso del tumore del pancreas e i tumori testa-collo
Il tumore del pancreas è l'esempio più emblematico. È spesso circondato da un tessuto fibroso così denso da ostacolare la distribuzione dei farmaci e l'azione delle cellule immunitarie. Un ambiente definito immunologicamente "freddo", nel quale le difese dell'organismo faticano ad agire e anche l'immunoterapia incontra notevoli difficoltà.
Anche nei tumori testa-collo e dell'ovaio la matrice extracellulare può contribuire alla progressione della malattia e alla resistenza ai trattamenti. Nei tumori testa-collo si studia inoltre se la rigidità della matrice nella zona dell'intervento chirurgico possa influenzare il rischio di recidiva. Su questi temi lavorano anche i ricercatori IRE, con studi dedicati.
Nuove tecnologie e l'impegno strategico degli IFO
Lo scorso anno il workshop aveva acceso i riflettori sulle alleanze che il tumore stringe con il proprio microambiente. Quest'anno le osserva con una lente d'ingrandimento più potente. Grazie alle analisi molecolari spaziali, alle tecnologie di imaging e ai modelli tridimensionali, gli scienziati possono studiare con maggiore precisione le interazioni tra cellule tumorali, matrice e sistema immunitario, alla ricerca di nuovi indicatori biologici e possibili bersagli terapeutici.
“Questi eventi riflettono gli obiettivi strategici dell'Istituto – afferma Livio De Angelis, direttore generale IFO –: rafforzare le collaborazioni internazionali, investire sui giovani talenti e accelerare il passaggio dei risultati della ricerca alla cura. È così che un IRCCS costruisce l'innovazione al servizio dei pazienti”.
Il workshop è organizzato da Giovanni Blandino, Anna Bagnato e Paola Nisticò dell’Istituto Regina Elena, insieme ad Adam Byron dell’Università di Manchester e a Claus Jørgensen, vicedirettore del Cancer Research UK Manchester Institute. Tra i relatori, esperti di livello mondiale come Valerie Weaver dell’Università della California di San Francisco e Amanda Psyrri, oncologa dell’Università di Atene impegnata nella sperimentazione clinica. Ampio spazio è dedicato ai giovani ricercatori, molti dei quali dell’Istituto Regina Elena.
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