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Di :: 23 settembre 2026 20:20

Registro Nazionale Diabete, necessari i dati dei medici di famiglia per una fotografia della situazione

(AGR) La Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) accoglie con favore lo schema di decreto per l’istituzione del Registro nazionale diabete, atteso da anni e destinato a raccogliere informazioni su diagnosi, cure, farmaci, complicanze ed esiti dei pazienti con diabete. Si tratta di uno strumento potenzialmente decisivo per migliorare la conoscenza epidemiologica della malattia, orientare la programmazione sanitaria, valutare gli esiti dell’assistenza e sostenere la ricerca.

Per SIMG, tuttavia, il Registro rischia di nascere incompleto se non verrà integrato con i dati clinici provenienti dalla Medicina Generale. Lo schema attuale si fonda soprattutto su flussi amministrativi e sui dati dei centri diabetologici, mentre non prevede in modo esplicito il contributo dei medici di medicina generale, che seguono ogni giorno una parte rilevante delle persone con diabete di tipo 2 e intercettano precocemente i soggetti a rischio.

 
“Il Registro nazionale diabete è un passo atteso da anni e va salutato con favore – sottolinea il Prof. Claudio Cricelli, Presidente Emerito Vicario SIMG – Perché sia davvero il registro di tutte le persone con diabete occorre però che includa, accanto ai flussi amministrativi e ai dati dei centri diabetologici, anche i dati clinici della Medicina Generale. Senza quei dati conosceremo bene ricoveri, prestazioni specialistiche ed esenzioni, ma molto meno la qualità delle cure sul territorio, dove vive la maggior parte dei pazienti diabetici e della loro relativa presa in carico quotidiana”.

IL RISCHIO DI UNA FOTOGRAFIA PARZIALE DEL DIABETE - Secondo la valutazione SIMG, l’impianto del decreto è solido sul piano giuridico e prevede misure rilevanti di tutela dei dati personali, ma disegna un Registro centrato prevalentemente sui flussi amministrativi. La criticità principale non riguarda quindi la privacy, ma l’epidemiologia e la capacità del Registro di rappresentare in modo completo la realtà epidemiologica ed assistenziale del diabete.

Tra le fonti previste figurano ricoveri, prescrizioni farmaceutiche, esenzioni, specialistica ambulatoriale, pronto soccorso, piani terapeutici e archivi delle strutture diabetologiche. Mancano però i dati prodotti ogni giorno negli ambulatori dei medici di famiglia e non compaiono, almeno nell’impianto descritto, fonti come Fascicolo Sanitario Elettronico ed Ecosistema Dati Sanitari, dove confluiscono informazioni cliniche rilevanti per la continuità assistenziale.

“Il diabete di tipo 2 non è una patologia che vive soltanto nei centri specialistici – evidenzia Gerardo Medea, Responsabile nazionale SIMG Area Metabolica – Vive ogni giorno negli ambulatori dei medici di famiglia: nel controllo dell’emoglobina glicata, della pressione arteriosa, del peso, del profilo lipidico, della funzione renale, nell’aderenza alle terapie e nella prevenzione delle complicanze. Se il Registro non acquisisce anche queste informazioni, rischia di misurare bene le prestazioni erogate, ma meno bene la qualità reale della presa in carico territoriale”.

I PAZIENTI SEGUITI SOLO SUL TERRITORIO E I CASI SILENZIOSI - Un altro punto critico riguarda i pazienti che non sono presi in carico da un centro diabetologico. Per questi cittadini il Registro potrà rilevare l’esecuzione di alcuni esami, ma rischia di non disporre dei valori clinici necessari per misurare davvero controllo metabolico, esiti intermedi e qualità dell’assistenza. Il rischio è che i confronti tra Regioni e modelli assistenziali vengano costruiti su una sottopopolazione selezionata. Restano inoltre difficili da intercettare i casi trattati con sola dieta, senza esenzione, senza ricovero e senza prescrizioni che li rendano visibili nei flussi amministrativi. È proprio nella Medicina Generale che possono emergere i soggetti ad alto rischio di sviluppare diabete, i pazienti con disglicemia e le situazioni iniziali, ancora silenziose, nelle quali l’inquadramento precoce e la prevenzione possono fare la differenza.

REGIONI, TEMPI E ATTUAZIONE - Lo schema prevede che le Regioni e le Province autonome istituiscano i registri territoriali e individuino i Centri di riferimento entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Per SIMG questo passaggio rappresenta un’occasione fondamentale per correggere la rotta e costruire un Registro realmente utile alla programmazione sanitaria e al governo clinico.

“L’intesa in Conferenza Stato-Regioni è l’occasione per colmare questa lacuna – conclude il Prof. Cricelli – La Medicina Generale è pronta a fare la sua parte, mettendo a disposizione il patrimonio di dati clinici, conoscenza del paziente e continuità di cura che può rendere il Registro nazionale diabete uno strumento davvero completo, utile non solo a contare i casi, ma a migliorare la qualità dell’assistenza”.

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