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Di :: 25 maggio 2026 12:44

Roma, al WeGil la prima Giornata internazionale della donna migrante: diritti, legalità e lotta alla tratta

(AGR) Quando l'orizzonte dei diritti si fa cammino: a Roma la prima “Giornata internazionale della donna migrante”

ROMA – Ci sono date in cui la cronaca smette di essere semplice resoconto e si fa spazio di riflessione profonda, incrocio di destini e di memorie. Il 23 maggio è, per l'Italia, una di queste date: una giornata intrisa di memoria civile, indissolubilmente legata al sacrificio di chi ha speso la vita per la legalità. È in questa giornata che il Palazzo WeGil di Roma ha ospitato l'evento celebrativo della prima Giornata internazionale della donna migrante, un'iniziativa di straordinario spessore promossa dall'Associazione Noi Europei e dall'Istituto Casa Helena, con il patrocinio della Regione Lazio.

 
L'incontro ha saputo declinare il tema dell'integrazione e dell'empowerment femminile non attraverso sterili formule retoriche, ma lungo tre direttrici fondamentali: la salute emotiva, l'inserimento lavorativo e la tutela giuridica. Un approccio multidisciplinare che ha visto alternarsi sul podio psicoterapeuti, accademici, rappresentanti istituzionali e dell'associazionismo, professionisti in diversi settori, tutti uniti nel tentativo di tracciare nuove prospettive di riscatto sociale. Il tutto, con l’appassionata apertura dell’on. Simona Baldassarre, assessore alla “Cultura, Pari Opportunità, Politiche Giovanili e della Famiglia, Servizio Civile” della Regione Lazio, che ha illustrato le iniziative intraprese, a livello politico, sulle tematiche legate all’evento.

Il cuore del dibattito: diritti umani e il contrasto alle reti criminali

Se l'intero convegno ha offerto spunti di assoluto rilievo, il momento di massima densità analitica si è toccato durante il secondo modulo, dedicato a "Diritti umani e normativa interna". Il panel, moderato con rigore scientifico e spiccata sensibilità dall'avvocato Marco Valerio Verni, titolare dello studio legale internazionale “Verni Law International Firm”, ha acceso i riflettori sulle zone d'ombra più drammatiche della contemporaneità: il fenomeno delle organizzazioni criminali transnazionali e la condizione di vulnerabilità delle donne migranti vittime di reato.

Il dibattito, arricchito dagli interventi di autorevoli esperti — tra cui il Prof. Raffaele Cadin, direttore del Master in “Tutela internazionale dei diritti umani Maria Rita Saulle presso l’Università Sapienza di Roma, la dott.ssa Michele das Neves, psicologa, e l'avv. Massimiliano Barberini — ha sviscerato la complessità delle tutele normative, oscillando tra la giurisprudenza della CEDU e le risposte legislative nazionali in materia di immigrazione.

Ma è stato proprio l’intervento dello stesso avvocato Verni a tracciare la linea di volta del panel. Con una disamina lucida e penetrante, il noto giurista ha affrontato il tema della tratta di esseri umani, focalizzandosi sugli strumenti che il diritto interno, europeo e internazionale mettono a disposizione per spezzare le catene dello sfruttamento.

"Lo stato Italiano e i paesi dell'Unione Europea dispongono di un'architettura normativa solida, capace di proteggere e accogliere chi decide di sottrarsi al giogo dei trafficanti," ha evidenziato Verni nel corso del suo intervento. "La vera chiave di volta risiede nel coraggio di denunciare. Uscire dal tunnel è possibile, ma occorre che le vittime avvertano la presenza tangibile e rassicurante delle istituzioni."

La memoria di Capaci e la parafrasi di Falcone

Il momento più alto e di forte impatto emotivo dell'intero pomeriggio si è registrato quando sempre l’avvocato Verni ha voluto legare l'alto valore della sessione giuridica alla ricorrenza della strage di Capaci. In un silenzio carico di rispetto, il moderatore ha ricordato il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, elevando il dibattito tecnico a un solenne dovere morale, unito al coraggio, prima accennato, di dover denunciare.

Evitando derive celebrative, Verni ha attualizzato la lezione di Falcone, offrendo alla platea una potente chiave di lettura applicata alle moderne mafie transnazionali:

"La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine."

Parafrasando il celebre monito del magistrato palermitano, l'avvocato ha ribadito con fermezza che lo stesso identico destino di estinzione spetta ai cartelli criminali transnazionali che oggi speculano sulla pelle e sulla dignità delle donne migranti. Un messaggio di profonda fiducia nel diritto e nella giustizia che ha scosso e unito l'uditorio.

L'utopia come motore del cambiamento

Proprio nel ricordare le parole di Falcone, quasi a voler prevenire l'obiezione di chi avrebbe potuto intravedere un eccessivo idealismo in una simile visione, l'avvocato Verni ha regalato alla platea una suggestione letteraria di rara eleganza, citando lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano e la sua celebre metafora sull'utopia:

"L'utopia è come l'orizzonte. Fai due passi e si allontana di due passi. Ne fai dieci e si sposta dieci passi più in là. Per quanto tu cammini, non lo raggiungerai mai. A cosa serve, allora, l'utopia? Serve a questo: a continuare a camminare."

L'evento di sabato al Palazzo WeGil, che tra i suoi ospiti ha visto anche l’on. Fabrizio Santori, consigliere segretario dell’assemblea capitolina, e il consigliere culturale dell’ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran a Roma, Seyed Majid Emami, ha dimostrato che quel cammino, per quanto lungo e impervio, può contare sull’impegno di figure di alto livello e spessore. Grazie all'impegno di realtà come l'Istituto Casa Helena e alla lucida guida di professionisti del diritto capaci di coniugare la severità della norma alla sensibilità umana, l'orizzonte di una società autenticamente inclusiva e legale appare, da oggi, un passo più vicino.

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