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Di E. B.: Redazione AGR :: 17 ottobre 2026 14:00
Roma, smantellata dalla Polizia centrale di spaccio della droga, 8 mila euro al mese ai gestori dei depositi, 800 euro ai corrieri

(AGR) Con l’esecuzione di otto misure cautelari, di cui 7 in carcere, è stata disarticolata dalla Polizia di Stato, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, una giovane organizzazione criminale che dalla Capitale riforniva di stupefacenti le piazze di spaccio del centro Italia, a beneficio di pusher “attivi” in Roma, nel Lazio ed altre Regioni.
In soli sei mesi, gli investigatori hanno documentato una movimentazione di oltre 4 quintali di hashish e circa un chilo di cocaina, per un valore commerciale stimabile in più di 350 mila euro.
L’attività di indagine, condotta dalla squadra di polizia giudiziaria del XIV Distretto Primavalle e coordinata nella fase esecutiva dalla Squadra mobile, ha avuto origine nel 2022, con un carico di 50 kg di hashish stoccato a Bracciano e diretto in Abruzzo. Questo primo input avrebbe, di fatto, tracciato una crepa all’interno dell’organizzazione, che ha permesso agli inquirenti di ricostruirne l’architettura criminale.
Ricalcando un sistema piramidale, i tre capi al vertice dell’associazione dirigevano altri otto giovani, a loro volta preposti alla gestione dei depositi e retribuiti con un “mensile” di circa 8 mila euro. Alla base della piramide, orbitavano corrieri più o meno occasionali, la cui paga variava dai 500 agli 800 euro al mese, a seconda della distanza da coprire.
La geografia logistica di stoccaggio gravitava, di fatto, nella Capitale, intorno a basi disseminate tra i quartieri Aurelio, Tuscolano, Pineta Sacchetti e Boccea. In un caso isolato, è stato documentato l’utilizzo di un bungalow preso in affitto all’interno di un camping.
L’intera regia delle chat era poi appannaggio di un “capo”, che, dietro lo schermo, si muoveva utilizzando un nickname mutuato dall’inglese, che, già nella scelta del nome, sembrava voler imprimere una sorta di “marchio di qualità” alla sostanza commercializzata.
Sul fronte delle consegne, infine, la filiera era affidata a due utilitarie modificate con un sofisticato meccanismo, azionabile con una precisa e complessa combinazione di comandi di bordo, che dava accesso ad un doppiofondo, la cui capienza variava dagli 8 ai 10 kg di hashish. Il medesimo sistema di occultamento era utilizzato altresì per il deposito della somma di denaro ricevuta una volta effettuata la consegna della partita.
A cornice delle trasferte, la regia prevedeva anche l’organizzazione di una “staffetta” del veicolo preposto al trasporto, garantita da un’altra auto “pulita”, con la duplice funzione di “vedetta” e di “esca” nell’eventualità di controlli delle Forze dell’ordine.
Ricalcando la tecnologia basata sul concetto di crowdsourcing, i vertici dell’organizzazione avevano altresì previsto l’installazione sul dispositivo dei corrieri di un’applicazione di navigazione dedicata alla condivisione in tempo reale della posizione e di aggiornamenti circa l’eventuale presenza di Forze di polizia, che venivano inviati live al resto della “community”.
A beneficio di viaggi “puliti”, erano privilegiate movimentazioni nelle ore diurne, nella convinzione di poter aggirare più facilmente i controlli. Sul piano dell’offerta, poi, l’organizzazione era specializzata nella commercializzazione di hashish, proposto nelle diverse varianti reperite sul mercato europeo a basso costo, così da garantire un prezzo appetibile ai clienti finali. Per intercettare una platea più ampia di acquirenti, il catalogo dell’offerta spaziava, seppure in misura più contenuta, anche alla cocaina.
La garanzia del servizio era assicurata persino nell’eventualità dell’arresto di uno dei corrieri o a fronte di necessità estemporanee del cliente, in ogni caso assolte anche in occasione di week-end con un maggior numero di richieste.
Il volume d’affari non tralasciava, in ogni caso, gli acquirenti abituali, raggiunti anche a distanze considerevoli dalla Capitale per consegne più modeste sotto il profilo quantitativo.
L’articolato quadro indiziario raccolto a carico dei 22 odierni indagati dalla Polizia di Stato, coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia, è confluito in un’ordinanza con cui il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per 8 giovani -tra cui i tre “capi” dell’organizzazione ed altri cinque sodali.
Un altro correo è stato, invece, colpito dalla misura cautelare degli arresti domiciliari. In sede di esecuzione è stato rinvenuto nella sua disponibilità un quantitativo di 1,3 kg di hashish, che ha determinato l’immediato aggravamento della misura con quella in carcere.
Nel corso delle perquisizioni eseguite nella mattinata odierna sono stati altresì sequestrati circa 187 mila euro in contanti.
Tutti sono gravemente indiziati del reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Per completezza si precisa che le evidenze informative ed investigative sopra descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino ad un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.Quanto sopra, si comunica, nel rispetto degli indagati che sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell'attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile e al fine di salvaguardare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.
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