Roma, San Paolo, smantellati gli "affari di famiglia" di otto usurai, indagati anche per estorsione

Le indagini hanno accertato l’esistenza di una associazione per delinquere “a conduzione familiare” il cui vincolo associativo era caratterizzato dal rapporto familiare che li univa e finalizzato a realizzare gli obiettivi criminali prefissati quali la concessione di prestiti ad interessi maggiorati

printDi :: 06 luglio 2022 11:38
Roma, San Paolo, smantellati gli affari di famiglia di otto usurai, indagati anche per estorsione

(AGR) Nella mattina odierna la Sezione “Reati contro il Patrimonio” della Squadra Mobile, a conclusione di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, nei confronti di otto persone, gravemente indiziate, a vario titolo, della commissione dei delitti di estorsione, di esercizio abusivo del credito e di usura, nonché di avere costituito una associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei predetti reati principalmente nella zona San Paolo della Capitale.

In particolare le indagini, condotte nel periodo ricompreso tra il giugno 2020 ed il marzo 2021, con il supporto di attività tecnica, sono scaturite dalla denuncia di un piccolo esercente della Garbatella che, essendosi trovato in evidenti difficoltà economiche, si era rivolto al principale indagato.  Quest’ultimo gli aveva concesso inizialmente denaro in prestito con un tasso d’interesse piuttosto contenuto (ma pur sempre superiore a quello effettivo globale consentito), al fine di cooptare un ampio ventaglio di ulteriori clienti persuasi dalla bontà e convenienza dei prestiti da lo stesso erogati, ma successivamente aveva proseguito il rapporto di finanziamento con erogazioni sempre più onerose, moltiplicando   gli interessi, anche con diverse altre persone.

Gli approfondimenti investigativi sviluppati sui rapporti debitori permettevano di accertare, nell’ampio quadrante sud-orientale della Capitale, l’esistenza di una associazione per delinquere “a conduzione familiare”, con al vertice un 38enne romano, che agiva con la collaborazione di un 70enne nonché di un soggetto 66enne di origini baresi, nelle vesti di fiancheggiatore, di una donna romana, impiegata presso il Ministero della Giustizia e del compagno di quest’ultima.

Le investigazioni permettevano infatti di accertare come il vincolo associativo, oltre ad essere permanente, fosse caratterizzato proprio dal rapporto familiare che legava i vari sodali e finalizzato a realizzare gli obiettivi criminali prefissati, quali la concessione di prestiti di denaro ad interessi maggiorati che oscillavano tra il 10% ed il 70% su base trimestrale, a piccoli esercenti di varie zone di Roma precisamente Piramide, Garbatella, Marconi e Trullo.

Da qui il nome dell’operazione “Affari di famiglia”.

I ruoli di ogni singolo sodale all’interno dell’organismo criminale sono stati chiaramente delineati, in particolare è stato accertato che il promotore della associazione si avvaleva del contributo fornito da uno stretto collaboratore sul territorio romano, il quale si recava in Spagna, a Tenerife, al fine di recapitargli il denaro provento delle illecite attività svolte a Roma e fare quindi da “ponte” tra Italia e le isole Canarie.Nel corso delle indagini sono state accertate condotte usurarie e di esercizio abusivo del credito ai danni di più soggetti della provincia di Roma, alcuni dei quali imprenditori.

L’esecuzione dei provvedimenti restrittivi, effettuata con il coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine- Servizio Centrale Operativo e la collaborazione del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e della Polizia Spagnola ha permesso di rintracciare i vertici dell’organizzazione nell’Isola di Tenerife ove è stato notificato un Mandato di Arresto Europeo emesso dall’Autorità Giudiziaria di Roma.

Nel corso delle indagini la polizia giudiziaria ha altresì proceduto a consistenti sequestri di stupefacente, per complessivi circa 90 kg di marijuana ed hashish.

Tutti gli indagati sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell'attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

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