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(AGR) Roma, Fabularasa presentano il nuovo album: "Atlante"

Il 7 febbraio la presentazione: ore 21 Antica Stamperia Rubattino che celebra il ritorno discografico della formazione barese dopo 13 anni.E' il terzo disco per il quartetto barese che conferma la propensione per la “musica suonata”, la commistione di stili e influenze, la perizia esecutiva

printDi :: 03 febbraio 2026 13:20
Fabularasa foto Giuseppe Ottolino da comunicato stampa

Fabularasa foto Giuseppe Ottolino da comunicato stampa

(AGR) Si intitola ATLANTE (Maremmano Records/Ird per il formato fisico e AngappMusic per quello digitale) ed è il nuovo album dei Fabularasa, che tornano con un nuovo progetto discografico dopo 13 anni da quel fortunato “D’amore e di marea” che nel 2012 li ha portati a un soffio dalla vittoria della Targa Tenco per il miglior album assoluto. ATLANTE sarà presentato live il 7 FEBBRAIO a ROMA.

L’appuntamento è organizzato dalla Antica Stamperia Rubattino per la rassegna "Sopra c'è Gente" nel cuore di Roma, nel quartiere Testaccio, in Via Rubattino 1 (Prenotazioni WhatsApp: 375 7366804). Sul palco: Luca Basso, voce; Vito Ottolino, chitarre; Leopoldo Sebastiani, basso e Giuseppe Berlen, batteria e percussioni. Ospiti d’eccezione: Pino Marino e i Sonate Ensemble. Ad introdurre il concerto sarà Elisabetta Malantrucco, autrice e conduttrice Radio Rai e critica musicale.

 
L’ALBUM

Si tratta del terzo disco per il quartetto barese, che anche in questo lavoro conferma la propensione per la “musica suonata”, la commistione di stili e di influenze, la perizia esecutiva, la cura nei testi e la vocazione internazionale: tratti distintivi di un progetto che questa volta si arricchisce di inedite scelte sonore anche grazie alla collaborazione con una grande firma del jazz europeo, il pianista portoghese Màrio Laginha, considerato in patria il punto di congiunzione tra Chopin e Keith Jarrett e noto anche per la sua lunghissima collaborazione con la cantante Maria João.

Laginha, alla sua prima produzione italiana, suona e partecipa agli arrangiamenti di sette tracce di questo corposo lavoro in studio.

Atlante vanta anche altre preziose partecipazioni, come la voce di Patrizia Laquidara che duetta con Luca Basso nel brano di apertura che dà il titolo all’album. (Atlante)

“Patrizia – dicono i Fabularasa – è un’artista che noi amiamo moltissimo, con cui ci siamo incrociati tante volte in questi anni e ci eravamo ripromessi molte volte di fare qualcosa insieme; l’idea di chiederle di cantare in questo brano ci è venuta in studio, mentre lo stavamo registrando ci siamo accorti che c’erano dei versi che in qualche modo erano come suoi.”

Tra le nuove sfide contenute in questo disco anche quella di confrontarsi con l’interpretazione di un brano originale non proprio. Accade con una canzone inedita, “Itaca”, composta da una grande firma della canzone d’autore, Claudio Sanfilippo.

“Tutte novità – spiegano i Fabularasa – che per noi sono state un po’ come, dopo anni di navigazione nel Mediterraneo, decidere di affrontare l’Oceano. Il Mediterraneo porta con sé un’idea di equilibrio tra terra e mare, di convivenza tra riva e acqua, appartenenza e libertà. L’Oceano, per contro, era per noi la metafora della prova, della sfida all’ignoto. Il viaggio lontano da ogni certezza.

Si trattava per noi di un cambiamento di direzione sostanziale, tanto decisivo da comportare anche una naturale inquietudine, e allora abbiamo chiesto a un capitano di lungo corso abituato alle rotte oceaniche come Màrio Laginha di raccontarci l’Oceano e lui, per tutta risposta, si è seduto al pianoforte.”

L’album conta in tutto undici brani con un sound rinnovato, ma con il marchio di fabbrica riconoscibile dei Fabularasa: la fusione tra jazz e i suoni del mondo ed è arricchito in modo sorprendente dai contributi dei prestigiosi ospiti.

La parte strumentale e performativa – caratteristica del gruppo nelle esibizioni live – ha grande spazio anche in queste registrazioni, con la musica e gli arrangiamenti sempre essenziali nel definire l’atmosfera di ogni brano.

Tra i musicisti ospiti c’è anche Roberto Ottaviano, sassofonista di fama internazionale, per due volte vincitore del premio della critica come miglior musicista jazz italiano dell’anno: “Lo abbiamo voluto in ‘Radio Bari 44’ anche perché è barese e anche lui ha molto a cuore questa vicenda e la sua biografia ha di sicuro risuonato nel suo assolo”.

Anche l’aspetto testuale assume un posto di assoluto rilievo: “Quello che abbiamo fatto in questo disco – spiegano i Fabularasa – è stato lasciare la finestra aperta, salutare i passanti e lasciare entrare il rumore di fondo. Ci sono storie che ci sono sembrate universali, che hanno risuonato con noi e che abbiamo pensato meritassero di diventare canzoni”.

Quindi, una vicenda di immigrazione dolorosa, ma allo stesso tempo carica di speranza, l’incredibile avventura di Radio Bari, la radio partigiana che per pochi mesi, tra il 1943 e il 1944, suonava il jazz e mandava messaggi in codice per chi era impegnato nella Resistenza nell’Italia ancora occupata, una famiglia sconvolta dalla perdita di un figlio vittima innocente di mafia, le peripezie di un giovane straniero alla ricerca di un semaforo dove poter chiedere qualche spicciolo, l’invettiva di Enzo del Re contro la pena di morte sono alcuni dei punti che compongono quella che la band barese definisce “la piccola Commedia Umana contenuta in questo disco”.

A chi chiede ai Fabularasa cosa sia successo in questi 13 anni di “assenza”, loro rispondono così: “Sono stati anni intensi per noi quattro: nella vita di ognuno sono accadute cose importanti, cambiamenti, esperienze anche molto crude.

In questi anni abbiamo sempre continuato a suonare dal vivo, ma abbiamo aspettato che le nuove canzoni fossero mature per portarle in studio, che fossero loro a chiederci, a un certo punto, di essere fermate su un disco.

Ne è venuto fuori un disco molto denso e anche per certi versi sofferto, in cui non ci siamo risparmiati e siamo andati a cercare le canzoni nella nostra parte più intima e profonda, cercando le risonanze con il mondo, con i sentimenti, con le ferite e con le idee”.

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