Sport e tutela dei minori, all’Università eCampus confronto su disagio giovanile e prevenzione
All’Università eCampus di Roma esperti, istituzioni e mondo sportivo a confronto sul ruolo educativo dello sport nella prevenzione del disagio giovanile, tra ascolto, regole e responsabilità condivisa

Sport e tutela dei minori - I relatori ph. @da Comunicato Stampa
(AGR) Una sala gremita questa mattina nel teatro dell’Università eCampus, in via Matera 18, a Roma, per l’incontro “Sport e tutela dei minori. Cura e attenzione nella prevenzione del disagio giovanile”, promosso con il patrocinio del CONI Lazio e del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio.
All’incontro, introdotto e moderato dall’avv. Daria Proietti, docente di diritto processuale penale presso l’Università eCampus, sono intervenuti il dott. Valerio de Gioia, magistrato presso la Corte d’Appello di Roma, la dott.ssa Monica Sansoni, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, la dott.ssa Maddalena Cialdella, psicologa e psicoterapeuta, la dott.ssa Stefania Lella, manager sportiva e componente della Giunta CONI Lazio, il prof. Paolo Valerio e l’avv. Domenico Stamato.
Il teatro dell’Università eCampus ha accolto giovani appartenenti a diverse scuole romane, professori e numerosi ospiti. I ragazzi hanno seguito i lavori con grande attenzione, partecipando attivamente al confronto e intervenendo con domande e riflessioni sui temi affrontati.
Il disagio giovanile e i nuovi segnali di fragilità
Al centro dell’incontro è stata posta la necessità di riconoscere tempestivamente i segnali del disagio giovanile. In una società sempre più orientata all’immagine, al possesso e alla gratificazione immediata, è stato evidenziato come l’identità dei ragazzi rischi talvolta di essere condizionata dagli oggetti, dai social, dalla performance e dal bisogno di approvazione.
Isolamento, dipendenze digitali, ansia, depressione post-Covid, violenza giovanile e difficoltà relazionali sono stati letti come fenomeni da non sottovalutare, spesso espressione visibile di fragilità più profonde.
Famiglia, scuola e adulti di riferimento
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli adulti. Famiglia, scuola, istituzioni e comunità sportiva sono chiamate a costruire un’alleanza educativa fondata su ascolto, autorevolezza, regole e responsabilità.
È stata sottolineata l’importanza di recuperare confini educativi chiari: i genitori non devono diventare semplicemente “amici” dei figli, così come gli insegnanti devono conservare il proprio ruolo formativo, senza rinunciare alla relazione e alla capacità di ascolto.
Lo sport come presidio educativo
Ampio spazio è stato riservato allo sport, inteso non solo come attività fisica, ma come luogo di appartenenza, disciplina, inclusione e crescita personale. Lo sport può aiutare i giovani a sperimentare il valore delle regole, della squadra, della responsabilità, del successo e anche della gestione del fallimento.
È stato però evidenziato come lo sport non possa essere considerato automaticamente un ambiente sempre positivo. Occorre vigilare su pressioni psicologiche, ansia da prestazione, abbandono precoce, linguaggi violenti e possibili situazioni di abuso o disagio.
Tutela, prevenzione e safeguarding
Nel corso dei lavori sono stati richiamati anche i nuovi strumenti di tutela nello sport, con particolare riferimento ai canali di segnalazione e alle responsabilità di tecnici, dirigenti, società sportive e federazioni.
Il messaggio emerso è stato chiaro: la sanzione da sola non basta. La vera tutela passa dalla prevenzione, dall’ascolto, dalla formazione degli adulti e dalla capacità di intervenire prima che il disagio si trasformi in devianza, violenza o isolamento.
La voce dei ragazzi
Uno dei momenti più significativi è stato il coinvolgimento diretto degli studenti, chiamati a intervenire su relazioni tossiche, bullismo, cyberbullismo, linguaggio offensivo, responsabilità nello sport e rapporto con gli adulti di riferimento.
I ragazzi hanno dimostrato attenzione, maturità e partecipazione, confermando quanto sia importante creare spazi nei quali i giovani possano essere ascoltati non solo come “adulti di domani”, ma come persone da tutelare e accompagnare oggi.
Un patto educativo per il futuro
L’incontro ha restituito con forza l’esigenza di costruire un patto educativo tra famiglia, scuola, sport, istituzioni e comunità. Solo attraverso una rete stabile e consapevole è possibile prevenire il disagio giovanile e trasformare lo sport in un autentico strumento di cura, tutela e crescita.
















