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(AGR) “Arianna, il labirinto nero” di Priscilla Menin al Teatro di Documenti il 31 gennaio

In scena “Arianna, il labirinto nero” di Priscilla Menin, regia di Asterio Roncaglia. La drammaturgia vuole rendere omaggio alla triste storia di Dora Maar, musa di Picasso, da lei definito “minotauro”. Intreccia le visioni di Santa Teresa d’Avila e la “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof.

printDi :: 26 gennaio 2026 18:20
Arianna il labirinto nero locandina

Arianna il labirinto nero locandina

(AGR) In scena al Teatro di Documenti il 31 gennaio alle 20.45 “Arianna, il labirinto nero” di Priscilla Menin, regia di Asterio Roncaglia. Introduce lo spettacolo la Prof.ssa Susanna Petrassi, psicologa criminologa con “La gabbia della dipendenza affettiva”. L’opera non si limita a raccontare ma interroga, portando in scena il disturbo da dipendenza affettiva con uno sguardo verticale, lirico e impietoso. In un’epoca in cui il femminicidio è purtroppo ricorrente, attraversa ciò che a volte vi si cela.

In scena una sola attrice che dà corpo a tre istanze freudiane – l’Es, un Io fragile e il Super-io – in una partitura stratificata che riscrive in chiave autoriale il mito, trasformando il Minotauro da creatura mitologica a simbolo del manipolatore e della ferita che si perpetua nei legami.Il filo di Arianna non è via d’uscita: è atto di memoria e tessitura della coscienza.

 
La drammaturgia vuole rendere omaggio alla triste storia di Dora Maar, musa di Picasso, da lei definito “minotauro”. Intreccia le visioni di Santa Teresa d’Avila e la “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof. Osserva la ribellione di Nora Helmer, ritrova i dialoghi di Kafka con un rocchetto di filo e si inabissa nella tragedia greca. Accoglie il pensiero di Carl Gustav Jung e la sua teoria dell’Ombra, le istanze freudiane, la scrittura notturna di Fernando Pessoa, la visione simbolica di Friedrich Dürrenmatt e le riflessioni psicoanalitiche di Roberto Viganoni. Scene di artigianato teatrale integrate nel linguaggio drammaturgico.

“Arianna, il labirinto nero” è una liturgia del frammento, in cui la frattura non chiede guarigione, ma ascolto. Non si guarisce dalla dipendenza affettiva uscendo da una relazione, ma uscendo dalla forma interiore che ci fa credere che l’amore debba salvarci. Di Priscilla Menin. Regia di Asterio Roncaglia. Scene di Christian Pollendi. Musiche di Caino Vesperi. Con Priscilla Menin. Teatro Priskiller + the fighting wolves.

Sabato 31 gennaio ore 20.45

Teatro di Documenti

via Nicola Zabaglia, 42

00153 Roma

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