Regione Lazio, il Consiglio di stato: i malati psichici non devono pagare

printDi :: 11 gennaio 2020 16:38
malati psichiatrici

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(AGR) Con la sentenza n. 8.608 del 19 dicembre 2019 la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha scritto la parola fine sulla compartecipazione socio sanitaria che dal 2017 ha gravemente pesato sugli ospiti ricoverati nelle Strutture Socio Riabilitative Psichiatriche (S.R.S.R.) H24 e H12 presenti nella Regione Lazio e sui loro Comuni di residenza. A renderlo noto è il Coordinamento delle Strutture Residenziali Socio Riabilitative Psichiatriche del Lazio. Il Supremo consesso amministrativo, sul ricorso promosso dal Comune di Roma avverso la sentenza n°4769/2018 pronunciata dal Tar del Lazio, contro la Regione Lazio e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Commissario per il Piano di Rientro dai Disavanzi Sanitari Regione Lazio ha statuito l’annullamento degli atti che dal 2015 (DCA 562/2015 fino alla D.G.R. 395/2017) avevano scritto le regole della compartecipazione socio sanitaria per gli utenti ricoverati nelle S.R.S.R..

Il Consiglio di Stato, nel complesso iter motivazionale, ha affrontato la questione fornendo una corretta interpretazione dell’applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (c.d. LEA) relativamente alle Strutture Socio Riabilitative Psichiatriche, ritenendo erronea l’applicazione adottata dalla Regione Lazio, dapprima con la DCA 562/2015 fino alla successiva D.G.R. 395/2017, riguardo la compartecipazione socio sanitaria per gli ospiti ricoverati nelle strutture a bassa intensità terapeutica ma ad alta (H24) e media (H12) intensità assistenziale, ritenendo che l’applicazione della compartecipazione dovesse applicarsi solamente per le strutture a bassa intensità terapeutica ed bassa intensità assistenziale, ossia per le c.d. S.R.S.R. a fasce orarie.

“Con questa sentenza - commenta l’Avv. Marco Mampieri, portavoce del Coordinamento delle S.R.S.R. del Lazio - la Regione Lazio dovrà provvedere a correggere le storture prodotte nel sistema psichiatrico a causa di una riforma illegittima che ha prodotto solamente tantissimi disagi agli utenti psichiatrici e ai loro familiari, ai comuni del Lazio e alle strutture socio riabilitative”.  Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito che l’attuazione delle politiche di rientro dal disavanzo non può che coniugarsi con la necessaria salvaguardia dei livelli essenziali di assistenza poiché, come più volte chiarito da questa sezione, “.. la ratio profonda ed essenziale che anima il procedimento del Piano di Rientro è proprio la garanzia del rispetto dei livelli essenziali e la loro sostenibilità nel futuro” (v. Cons. Stato, sez. III, nn. 3201 e 1244/2016).

“Quello che lascia l’amaro in bocca - continua l’Avv. Mampieri - è che in questi anni più volte abbiamo chiesto un’interlocuzione con la Regione Lazio, tanto alla parte politica che a quella tecnica, perché avevamo palesato l’evidente illegittimità della normativa regionale. In questa ricercata interlocuzione, da parte della Regione Lazio ha sempre prevalso una logica di chiusura e di mera interpretazione ragionieristica delle norme, leggasi piano di rientro, che ha rischiato di compromettere qualsiasi progetto terapeutico, snaturando di fatto il diritto dei pazienti psichiatrici ad avere, al pari delle altre persone, il diritto alle cure tutelato dall’art. 32 della nostra Carta Costituzionale”.

“La Regione Lazio - conclude Mampieri - in conseguenza dell’annullamento delle disposizioni sulla compartecipazione dovrà prontamente inserire nel budget sanitario, in favore degli utenti psichiatrici, le risorse che aveva loro tolto. Come Coordinamento monitoreremo e faremo pressione perché la Regione Lazio, nella persona del suo Presidente e Commissario ad Acta per la Sanità, provveda con solerzia a porre fine a questa situazione di illegittimità”. Lo ha comunicato in una nota il Coordinamento delle Strutture Residenziali Socio Riabilitative Psichiatriche del Lazio.

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