Bodo Glymt – Roma 6-1: che botta!

Cappotto al Circolo polare Artico

printDi :: 23 ottobre 2021 00:23
Bodo Glymt – Roma 6-1: che botta!

(AGR) La squadra norvegese del Bodo Glymt, campione di Norvegia, ma fino a qualche giorno fa del tutto sconosciuta o quasi alle vaste platee calcistiche internazionali, ha battuto la Roma rifilandole sei reti e subendone solo una.

Questo è un dato di fatto che definire clamoroso è poco. Ma il calcio, oltre che di vittorie e sconfitte scontate già alla vigilia delle gare, vive anche di esiti finali clamorosi quando non imprevedibili, di quelli che nessuno si aspetterebbe mai.

E il risultato di Bodo Glymt-Roma è uno di quelli. Ma… cosa commentare di questa partita: il gioco, che non c’è stato, della Roma? L’incapacità del centrocampo giallorosso di imbastire iniziative in grado di aggredire l’avversaria o quanto meno di impedirle di fare gioco? Lo strano schieramento dei due difensori laterali Ibanez e Calafiori, piazzati così larghi che quasi non si vedevano, con il povero Diawara in mezzo a fare… cosa: a essere puntualmente scavalcato dagli uno-due norvegesi? E che dire del texano Reynolds, a suo tempo inspiegabilmente piovuto a Roma, al quale, lo si è visto chiaramente anche ieri, mancano addirittura le basi per giocare a calcio? La cecità di chi, dopo che il Bodo Glymt aveva fallito il goal del tre a zero solo perché, provvidenzialmente per la Roma, sulla traiettoria del missile diretto in porta si trovava un giocatore locale, non era corso ai ripari rinforzando di brutto la difesa e magari inserendo subito elementi della Roma ‘A’, chiamiamola così? La debacle al Circolo Polare Artico va ad aggiungersi ad altre scoppole, pesantissime ed indimenticabili, rimediate qua e là (Bayern, Manchester United…) che costellano le partecipazioni della Roma alle varie coppe europee.

Ma quelle sconfitte erano in qualche modo ‘giustificate’, o, se si preferisce, previste dalla differenza di qualità esistente tra la Roma e l’avversaria di turno, peraltro conclamata urbi et orbi fin dal giorno del sorteggio dei vari gironi. In altre parole, cioè, c’era la certezza che il cammino della Roma sarebbe stato interrotto se le fosse capitato di giocare contro uno di quegli squadroni che da anni fanno meritatamente man bassa dei trofei continentali, cosa che, puntualmente avveniva dopo che la Roma aveva brillantemente superato la fase a gironi e la successiva, la prima ad eliminazione diretta, quando, a numero di pretendenti notevolmente assottigliato, il torneo entrava nella fase calda, quella cioè dove poteva capitarle il Liverpool o il Manchester United, il Real Madrid o il Barcellona o, mejo me sento, l’Arsenal o il Bayern.

Lì, in quelle partite, si evidenziava in tutta la chiarezza possibile quanta e quale distanza la Roma dovesse ancora percorrere per pareggiare il livello di qualità calcistica dello squadrone di turno, altissimo, che di solito si concretizzava con goleade o, più moderatamente, con sconfitte di misura o severe lezioni di calcio impartite ai giallorossi. Questo avveniva in passato. Riguardo alla Conference, ditemi voi, amici lettori, qual è quel tifoso romanista che quando la Roma ha rimediato il punticino necessario per parteciparvi non ha tirato un sospiro di sollievo nel non vedere le solite cinque, sei schiacciasassi fare bella mostra di sé nel novero delle concorrenti.

C’era grande ottimismo, la squadra era data per favoritissima candidata alla finale, visto che considerando il lotto delle partecipanti, il suo solo contraltare valido non poteva che essere il Tottenham, o, eventualmente, una delle squadre piovute dalla coppa UEFA.

Poi il torneo è partito e nelle prime due gare la Roma ha raccolto sei punti. Alla terza partita, l’ultima del girone d’andata, le tocca il Bodo Glymt: che roba è, chi la conosce ‘sta squadra… Tra ironia e spavalderia, la Roma arriva al circolo Polare Artico, forse erroneamente considerando gli avversari come una squadra di dopolavoristi e magari convinta di dover adempiere a poco più di una formalità, incappando così in un grossolano errore di valutazione: ‘Perché schierare la prima squadra quando domenica arriva l’agguerrito Napoli di Osimhen?’ devono essersi chiesti nello staff tecnico romanista, facendo seguire a questa prima domanda una riflessione che in qualche modo rafforzava la loro convinzione di far scendere in campo giocatori che, sì, fanno parte della rosa, ma hanno giocato poco o per niente, che in pratica sono destinati a fare panchina fino al loro trasferimento.

D’altra parte, devono aver riflettuto ancora, se questi non giocano arriverebbero plusvalenze al di sotto delle aspettative, tali comunque da non permettere arrivi importanti. E allora, via con le riserve, ci leviamo ‘sto pensiero, gli osservatori che verranno e vedranno diranno com’è possibile tenere in panchina giocatori così forti.

Nel preparare la partita, le cose devono essere andate più o meno così. Sebbene fondate su solide basi economiche e finanziarie, le due possibili motivazioni – a: faccio giocare le seconde linee perché considero quella con il Napoli una partita molto più importante di questa qua. b: schiera quelli che non giocano mai o poco perché ho bisogno di vendere per comprare – dal punto di vista sportivo non hanno pagato, anzi hanno contribuito non poco alla sonora sconfitta romanista.

Tra i tifosi, a sostegno dell’allenatore giallorosso c’è stato pure qualcuno che ha cercato di interpretarne il pensiero e l’ha messa sul segnale forte inviato alla proprietà: non ho panchina all’altezza, mi servono giocatori e adesso vi dimostro che ho ragione. Potrebbe essere andata anche così. Forse, questa terza si avvicina di più alla realtà.

Il fatto di aver giocato su un campo di plastica, pardon di erba sintetica, che sembrava un biliardino, sul quale i giallorossi non avevano mai giocato, a differenza dei norvegesi che su quel campo sono saliti dalla serie ‘C’ alla serie ‘A’ locale, vincendo poi il campionato, un campo dove il pallone faceva strani rimbalzi divenendo difficilmente controllabile, potrebbe essere una sostanziosa attenuante per rendere meno brucianti le sei sberle colà rimediate.

E non è mancata qualche perplessità nel vedere che, mentre i norvegesi hanno corso come cavallette impazzite per tutta la gara, i giallorossi, lenti fin dall’inizio, ad un certo punto si sono fermati del tutto. Se appare impossibile parlare di repentino calo di forma, visto che siamo ancora nelle prime fasi della stagione, è lecito chiedersi cos’altro possa aver provocato quel crollo fisico. È noto che una squadra non può essere schierata semplicemente mettendo insieme undici ragazzi con la stessa maglia: così sarebbe troppo facile e chiunque potrebbe fare l’allenatore.

Ci vuole ben altro. Ci vuole che, una volta che l’hai trovata – e se l’hai trovata te ne accorgi non solo dalle prestazioni ma anche dal grado di amalgama raggiunto tra i vari reparti, dall’intesa e dall’affiatamento tra i compagni – non puoi cambiarla in modo così calcisticamente traumatico perché ne va degli aspetti tattici e strategici, quanto meno devi lasciare sei sette effettivi base nei loro ruoli.

Tradotto vuol dire che non puoi andare a Torino e disputare quel partitone contro la grande Juventus e poi prenderne sei da gente sconosciuta. Si vince e si perde in undici, quindi accollarsi tutta la responsabilità può essere prova di grande integrità morale, ma non è giusto. Non c’è nessuno che non abbia commesso errori mentre lavora, semplicemente perché la perfezione non è di questo mondo.

Ma sugli errori è bene riflettere per evitare di commetterne altri, magari anche più grossolani. Strategie, tattiche, schieramenti: tutto diventa inutile se non ci si confronta a viso aperto senza timori reverenziali. Una partita sbagliata capita a tutti. Per la Roma c’è tempo e modo per uscire da eventuali impasse. Magari provandoci subito, fin dalla prossima, ma senza isterismi perché capita che nel tentare di vincere ne prendi tre in dieci minuti, come al Circolo Polare Artico.                                                                                                                                                             

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