Yemen: Save the Children, impatto devastante di 5 anni di brutale conflitto sulla vita e sulla salute mentale di un'intera generazione di bambini

Save the Children, l’Italia è tra gli Stati che vende le armi che colpiscono i bambini in Yemen. Fermare bombe d’aereo e missili non basta, occorre fermare l’esportazione di tutte le armi verso tutte le parti in conflitto

printDi :: 24 marzo 2020 11:11
Yemen, 5 anni di brutale conflitto

Yemen, 5 anni di brutale conflitto

(AGR) Una nuova indagine dell’Organizzazione rivela l’impatto devastante della guerra sulla salute mentale dei bambini. In poco più di 2 anni, più di 2 mila minori uccisi o rimasti feriti; oltre 2 milioni i bambini gravemente malnutriti. Timori per la diffusione della pandemia di Covid-19 nel Paese.

Cinque anni di brutale conflitto in Yemen stanno avendo un impatto devastante sulla vita di un'intera generazione di bambini. Almeno 2.047 bambini sono stati uccisi o sono rimasti feriti a causa delle violenze da dicembre 2017, più di 10 milioni vivono in condizioni di insicurezza alimentare, di cui 2,1 milioni gravemente malnutriti, 2 milioni di minori sono stati costretti a fuggire dalle loro abitazioni e, negli ultimi tre anni, quasi 1,2 milioni di bambini si sono ammalati di colera, difterite o dengue[1].

Guerra e violenze che hanno un impatto devastante anche sulla salute mentale dei minori, come dimostra una nuova indagine diffusa oggi da Save the Children[2] – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio garantire loro un futuro – alla vigilia del quinto anniversario dell’inizio dell’escalation del conflitto.

Più della metà dei bambini intervistati soffre di tristezza e depressione e 1 su 10 vive costantemente in questa condizione, rivela l’indagine diffusa in un periodo in cui anche in Yemen crescono i timori per la diffusione della pandemia di Covid-19 che metterebbe ancor più a dura prova servizi sanitari già allo stremo e il lavoro degli operatori umanitari. Circa 1 bambino su 5 vive nella paura costante, più della metà (il 52%) racconta di non sentirsi mai al sicuro quando non si trova con i propri genitori e il 56% quando cammina da solo.

 Il 38% degli operatori sanitari, inoltre, segnala un aumento degli incubi nei bambini; quasi 1 genitore o un adulto di riferimento su 10 (8%) ha notato un aumento delle enuresi notturne del proprio bambino, mentre il 16% dei minori afferma di non riuscire mai o raramente a rilassarsi e il 36% di non sentirsi a proprio agio nel parlare con qualcuno della comunità dei propri stati d’animo. 

A fronte di ciò in tutto lo Yemen, secondo i dati più recenti, sono disponibili solo due psichiatri infantili e solo un infermiere per la salute mentale ogni 300.000 persone.

 Eyad*, 14 anni, di Saada, ha perso un occhio dopo essere stato colpito da una granata durante un raid aereo. Gli piace giocare a basket con il cerchio che ha costruito con filo metallico e corda - lo aiuta a combattere la sua ansia. “Quando c’è stato l’attacco, siamo usciti di corsa, correvano tutti per salvarsi dai bombardamenti, al punto che abbiamo dimenticato una delle mie nipotine. Oggi è cambiato tutto: mi sento sempre stanco, come se fossi morto e non mi va di studiare. Mi sento come se avessi perso la speranza. Quando eravamo più piccoli, prima che iniziassero gli attacchi aerei, ogni volta che vedevamo un aereo tutti noi bambini ci radunavamo e cantavamo per la felicità, ma ora ne siamo spaventatissimi”, racconta Eyad.

 Molti dei bambini intervistati nel corso dell’indagine hanno anche raccontato di provare sintomi di ansia, come l’aumento del battito cardiaco, dolori di stomaco, sudore alle mani e sensazione di tremore quando hanno paura. E in tanti si trovano nella paura costante di essere colpiti da armi esplosive o dai cecchini.

 Abed*, 10 anni, anche lui di Saada, ha perso i suoi due fratelli quando l'ospedale in cui lavorava suo padre è stato colpito da un attacco aereo. “La mia vita è cambiata da quando sono morti i miei fratelli. Quando mi ricordo di loro, mi sento triste. Quindi per distrarmi vado a giocare o a fare qualsiasi altra cosa. I bambini di tutto lo Yemen stanno soffrendo per i loro fratelli, i loro padri e le loro madri”, è la sua testimonianza.

 Se questa crisi non viene affrontata, un'intera generazione subirà conseguenze a lungo termine, sottolinea Save the Children. I bambini in conflitto hanno bisogno di luoghi in cui possano sentirsi sicuri e possano rilassarsi. In caso contrario, i loro sistemi di risposta allo stress rimarranno attivi, lasciandoli esposti al grave rischio di compromettere le condizioni di salute mentale - ma hanno anche un impatto sulla loro salute a lungo termine, rendendoli vulnerabili alle malattie croniche, come le malattie cardiache.

 “I bambini con cui abbiamo parlato sono terrorizzati. Sono troppo spaventati per giocare fuori. Fanno la pipì a letto quando sentono gli aerei che volano o le bombe che cadono. Questo è ciò che 5 anni di guerra fanno sulla salute mentale dei bambini, e non possiamo permettere che questa guerra sui bambini continui”, ha affermato Filippo Ungaro, Direttore Campagne di Save the Children che ha esortato tutte le parti in conflitto a lavorare ad una soluzione politica e pacifica.

 Se l’epidemia di Covid-19 dovesse propagarsi anche in Yemen, aggiungerebbe un altro peso enorme sulla popolazione già stremata. Le possibilità di contenere il virus sarebbero infatti limitate, è la preoccupazione di Save the Children, a causa di un sistema sanitario già al collasso, l’epidemia avrebbe un impatto profondo anche sul lavoro degli operatori umanitari che avrebbero ancora più difficoltà a raggiungere, con supporti medici e di altro genere, i bambini più vulnerabili.

 "Con l’espandersi dell’epidemia globale di Covid-19, la devastante potenziale minaccia di un focolaio di coronavirus nello Yemen rende ancora più urgente e importante che le parti in conflitto pongano fine alla guerra. Una soluzione politica è l'unico modo sostenibile per porre fine a questo terribile conflitto e fermare le sofferenze dei più piccoli. I governi che hanno influenza sulle parti in guerra devono usare il loro potere per portarle al tavolo delle trattative. Coloro che continuano a vendere armi ai combattenti devono sapere che stanno alimentando questa guerra e che la storia li giudicherà. Nessuno può dire che non lo sapeva. Il mondo ne è a conoscenza, eppure continua a permettere che tutto ciò accada”, ha proseguito Filippo Ungaro.

 L’Italia è tra gli Stati che vende le armi che colpiscono i bambini in Yemen. Fermare bombe d’aereo e missili non basta, occorre fermare l’esportazione di tutte le armi verso tutte le parti in conflitto, sottolinea Save the Children che, nell’ambito della campagna “Stop alla guerra sui bambini”, ha lanciato una petizione on line, che finora ha raccolto oltre 243 mila firme, per chiedere lo stop all’esportazione delle armi italiane in Yemen.

 I bambini hanno il diritto di sentirsi al sicuro e di essere protetti sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista della salute mentale, ma perché questo avvenga è fondamentale mettere in campo maggiori fondi per finanziare interventi di supporto mentale e psicosociale, aggiunge l’Organizzazione.

Dal canto suo, Save the Children ha creato 50 spazi a misura di bambino per dare la possibilità ai minori di affrontare i traumi e le esperienze vissute anche attraverso il gioco, le relazioni con i propri coetanei e lo sviluppo delle loro capacità cognitive. Grazie a questi spazi sono stati raggiunti quasi 250.000 bambini dall'escalation del conflitto.

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